Jenny Space. Finalmente il gran giorno è arrivato, si parte! Siamo tutti molto agitati, io mi sento particolarmente stanca, mi sento man mano scemare le forze, misuro la febbre :38. Sono 2 giorni che anche Raffaello ha la febbre che va e viene, pensavo fosse agitazione, se lo è si vede che è contagiosa.. Mettendo insieme medicina ufficiale e non, si vede che c’è un virus che gira e noi agitati per la partenza abbiamo abbassato le difese e disponibilmente l’abbiamo accolto..

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Ore 14.30  si esce di casa è tempo degli ultimi saluti a Maria e siamo pronti per la partenza. Mentre sta per arrivare il pulmino ci raggiunge Max per il fortunato saluto di rito.

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Il nostro aereo parte alle 18 ma preferiamo arrivare un pochino prima per sicurezza, infatti alle 15.45 siamo in aeroporto. Di solito un paio d’ore prima è meglio .

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Fin da subito capiamo che sarà un volo movimentato, quando ci rendiamo conto che il nostro aereo sarà il mezzo che porterà in gita un centinaio di ragazzi delle superiori.

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Finalmente partiamo con 1 ora di ritardo per motivi sconosciuti. L’aereo è uno spettacolo, una vera carretta del cielo come non mi è mai capitato, sento che il dubbio sull’affidabilità serpeggia anche  tra i ragazzi presenti. In effetti il volo è stato molto movimentato, con molti problemi di pressione, vuoti d’aria e strani rumori. Io mi mantengo sorridente e tranquilla per non preoccupare i bambini ma, per la prima volta, anche io nutro qualche apprensione sul mezzo che condivido con Daniele solo attraverso le occhiate.

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All’arrivo scatta l’applauso collettivo e i ragazzi alle mie spalle urlano “Siamo vivi!”.

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L’uscita dall’aereoporto è tranquilla senza code e problemi. Pensavamo che il piu’ fosse passato. Illusi. Non c’è piu’ il trenino diretto da Gatwich per Londra, bisogna prendere il pulmino per il Terminal sud.

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Di li iniziamo un percorso che ci porterà a trascinarci ovunque le pesanti valigie fino alle 23.30 di sera. Carico e scarico dal pulmino affollato, carico e scarico dal treno per Londra, il Gatwich Express.

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Arriviamo a sera alla stazione Victoria belli stanchi.

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Mentre  Daniele è in coda per fare le Oyster card, le tessere che ci permetteranno di girare su tutti i mezzi di londra per 1 settimana, mi guardo intorno. Lo spettacolo è bellissimo. E’ scesa la sera, passano i caratteristici bus rossi e i taxi neri uguali a quelli dei film. La gente è tanta, di infine nazionalità diverse. Turisti, londinesi eleganti che escono per la serata, tanti ragazzi, 2 scippatori malandati vicino a noi contemplano il loro bottino, un braccialetto d’oro, incuranti dei passanti. Daniele torna e inizia ala parte piu’ faticosa sia per noi che per Leonardo e Beatrice che devono aiutarci a trasportare le pesanti valigie su e giu’ per tante rampe di scale che alla fine perdiamo il conto insieme alla sensibilità alla schiena.

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Raffaello sull’ultimo metro’ crolla e si addormenta. Io curioso tra la gente che ormai a tarda sera è sul metro. E’ magnifico osservare le persone in ambienti diversi, apre i propri orizzonti. Vicino a me ci sono 2 coppie eleganti forse uscite per una serata, vicino un ragazzo che incurante di tutte le persone si sta trasformando in donna, armato di cosmetici e accessori. Ci siamo è la nostra fermata Chalk Farm.

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L’ultima rampa di scale e siamo fuori ad assaporare la fresca notte londinese. Ci aspettano ancora una decina di minuti di camminata, naturalmente in salita,per arrivare alla casa che abbiamo affittato, a 2 passi da Regent’s Park.  Daniele ed io andremmo diretti a dormire ma i pargoli hanno fame, così un rapido collegamento e ordino la pizza da Domino’s che arriva a tempo di record.

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Ce l’abbiamo fatta, siamo a Londra per questa settimana prima della partenza americana. Per ora non voglio neppure pensare di cover fare la strada al contrario…

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