Jenny Space. Ho letto con interesse alcune considerazioni sull’autosimilarita’ e sono andata ad approfondire l’argomento scoprendo con interesse il fiocco di Koch.  Che cos’e’ il fiocco di Koch?  E’ un modello  che e’ sia simmetrico che invariante di scala. In pratica puo’ essere ingrandito 3 volte senza cambiare forma. Detto cosi’ puo’ non dire nulla, guardate l’immagine su Wikipedia e secondo me rimarrete affascinati dall’apparente semplice immagine in movimento. Si tratta di frattali.Un frattale  è un oggetto geometrico che si ripete nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse, ovvero che non cambia aspetto anche se visto con una lente d’ingrandimento.

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Da sempre siamo abituati ad un concetto semplice, che abbiamo assimilato tra i migliaia di dati certi, che ci hanno insegnato fin da piccoli. Se prendi un particolare di un disegno e lo ingrandisci, esso deformera’ il disegno stesso, perche’ e’ solo una parte del tutto.

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Come puo’ allora una parte di un insieme ingrandirsi e divenire nuovamente il tutto stesso?  Come questo puo’ farci riflettere e aiutarci ad avere un nuovo strumento nella borsa degli attrezzi della nostra vita?

Un singolo individuo puo’ ricreare un mondo intero?

Possiamo essere parte e intero allo stesso tempo ?

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Vi e’ una frase molto famosa di Maria Teresa di Calcutta che dice: ” Quello che noi facciamo e’ solo una goccia nell’oceano, ma se non lo facessimo l’oceano avrebbe una goccia di meno.”

Questa frase bellissima ha un duplice significato, non solo che ogni goccia compone l’oceano e quindi il volume aumenta o diminuisce a seconda del numero di gocce, ma che in ogni goccia troviamo l’oceano intero.

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Una goccia e’ nel contempo una parte e il tutto.

Quanto noi siamo gocce? Quanto siamo granelli di sabbia?

C’e’ un bellissimo cartome animato che si chiama Ortone e il mondo dei Chi.

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Ortone e’ un elefante curioso e sensibile che scopre che in un piccolo soffione che lui stava per far volare via, c’e’ un mondo intero fatto di esseri viventi, edifici e vita proprio come il suo. Il fatto che non fosse visibile non lo rendeva per questo meno vero o reale.

Questo mi fa venire in mente il concetto della percezione di Schopenhauer, il mondo esiste solo perche’ qualcuno lo percepisce?

Testualmente dice che “L’oggetto esiste perché vi è un soggetto che lo prende in considerazione nella rappresentazione, e così il soggetto prende coscienza di sé proprio tramite il suo rapportarsi con gli oggetti.”

Esistiamo solo perche’ qualcuno si accorge di noi?

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Per questo vi e’ un istinto di sopravvivenza fortissimo che ci porta spesso a metterci in luce a tutti i costi?

Mettendo insieme i due concetti, affiorano come bolle di ossigeno in un bicchier d’acqua, migliaia di domande che si agganciano una all’altra e scoppiano veloci per lasciar posto alla successiva.

Prendere consapevolezza nel nostro posto nel mondo, del valore che abbiamo come singoli ma anche come parte del tutto,puo’ aiutarci a ristrutturare una scala di valori che,  magari, ogni tanto traballa. Si sa che, piolo dopo piolo,possiamo o salire infinitamente in alto o cadere rovinosamente a terra.

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Dipende dalla qualita’ del materiale che decidiamo di utilizzare,

altrimenti, citando Cesare Cremonini, anziche’ interi rischiamo di essere parzialmente scremati…

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Jenny

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4 Comments

  • Lucia Merico ha detto:

    Che articolo, Jennny 🙂
    L’ho letto tre volte: la prima velocemente, la seconda soffermandomi sulle domande e la terza rispondendo alle domande. Quella che più mi ha colpito è “Esistiamo allora solo perché qualcuno si accorge di noi”
    Ho pensato ad una lezione di Un Corso in Miracoli che recita: Tutte le cose che penso di vedere riflettono delle idee – Questa è la nota dominante: ciò che vedo riflette un processo della mia mente, che inizia con una mia idea di ciò che voglio. Da questo punto la mente forma un’immagine della cosa che desidera, la giudica di valore e quindi cerca di trovarla. Queste immagini sono poi proiettate all’esterno, prese in considerazione, stimate reali e custodite come proprie. Da desideri folli deriva un mondo folle. Dal giudizio deriva un mondo pieno di condanna. E da pensieri di perdono emerge un mondo gentile, pieno di misericordia.
    Un singolo individuo può ricreare un mondo intero perché è parte del tutto. Siamo repliche apparentemente differenti di un intero che crediamo essere frammentato. Nella realtà del tutto siamo come il sole e i suoi raggi, come l’onda e l’oceano: inscindibili seppur descritti come separati. Ma uno senza l’altro non potrebbe esistere o, se esistesse, si chiamerebbe con un altro nome.

  • Jenny Perotti ha detto:

    Bellissimo Lucia, non l’avevo mai letto e andro’ ad approfondirlo perche’ mi pare legatissimo a questi argomenti e ad un percorso che sto approfondendo. Grazie per i tuoi spunti sempre di immenso valore 🙂

  • Solitamente scrivo molto per esprimere il mio pensiero e tu sai quanto ti stimi come blogger.
    Dopo la lettura di questo post posso solo dire che è ECCEZIONALE. Altre parole non aggiungerebbero nulla di più.
    Grazie.
    Passo e chiudo.
    Mario

  • Jenny Perotti ha detto:

    Grazie Mario, e’ sempre un piacere leggere i commenti del mio primo fan 😉

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