Jenny’s Space.

Oggi vorrei approfondire un concetto correlato ad un argomento di ieri: The Right error . C’è stato, per tutti noi, un periodo della nostra vita in cui commettevamo tantissimi errori eppure il problema non ci toccava praticamente per nulla. Ogni giorno facevamo una marea di sbagli ma continuavamo ad andare avanti felici come l’orsetto Winnnie the Pooh dentro un otre di miele. Cosa è successo dopo? E’ successo che siamo cresciuti e siamo diventati adulti e abbiamo riempito la nostra vita di aspettative. Quale è il metro con il quale io posso giudicare un avvenimento e di conseguenza sentirmi bene o male? L’aspettativa che io ho in merito ad esso. Facciamo un esempio facile facile. Se a Natale mio marito mi regala delle lenzuola non sono contenta sia perchè mi trasmette il fatto che non si è impegnato nella ricerca di un regalo più personale, sia perchè di solito fa regali più creativi. Se una mia anziana cugina, che  da 20 anni mi regala pigiami incurante del fatto che non li uso e che li accumulo in cantina, a Natale mi regala delle lenzuola io sono contenta. Le lenzuola sono sempre le stesse. Cosa è cambiato? Solo ed esclusivamente la mia aspettativa. Quali sono le aspettative che abbiamo riguardo a noi stessi? Proviamo a metterle su carta, potremmo renderci conto di chiederci prestazioni da Supereroi. Allo stesso modo è importante, come quando eravamo bambini non dividere il mondo in giusto o sbagliato. Concediamoci la possibilità di sperimentare, di fare e magari anche sbagliare.Ho letto una volta una bellissima frase che diceva:: E’ nel momento in cui ti domandi se ne sarai capace, che nasce la tua incapacità. Quando ero ragazzina suonavo il pianoforte e ogni tanto rischiavo di bloccarmi se mi mettevo a pensare come era possibile che una mano suonasse delle note e l’altra altre diverse in contemporanea. A questo proposito a costo di essere prolissa devo raccontare una delle barzellette preferite di mia figlia Beatrice, grande appassionata del genere.

Soccer_ball

Un uomo si butta dal 5° piano e continua a rimbalzare dall’asfalto al tetto. Un vicino gli chiede: “Ma come fai?”. “Semplice” risponde l’uomo “quando mi butto penso: “Sono una palla , sono una palla, sono una palla”. Così il vicino si convince a provare, va sul tetto, si lancia e pensa: “Sono una palla sono una palla sono una palla”. Ad un tratto quando è quasi al suolo gli viene un pensiero:” E se fossi un budino?'”  SPLAT!

A volte errori e  insoddisfazioni nascono solo da aspettative sbagliate, tarate quelle tutto sembra più semplice, cresce l’autostima e siamo pronti davvero a porci obiettivi più ambiziosi.

Budini a parte.

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