Jenny Space.  La scuola di inglese per stranieri che sto frequentando qui a Clearwater mi sta dando interessanti spunti di riflessione diversi da quello che mi sarei aspettata. L’altro ieri sono andata a fare il secondo test, anche questo tutto svolto al pc. L’insegnante si era raccomandata di studiare bene perchè sarebbe stato difficile. Il test era completamente diverso da quello che mi aspettavo, soprattutto perchè metà del test era inerente alla matematica. Ancora ora non mi sono chiare le motivazioni. Posso immaginare che si debbano capire le istruzioni, ma perchè dover fare proprio tanti esercizi di matematica, oppure rispondere a quesiti per determinare dove vanno le lettere maiuscole, i nomi di città, ecc.. ? Gli esercizi non erano complessi, anzi. La mia impressione è stata che fosse un test di valutazione del livello globale dei partecipanti, partendo dalle basi terra terra.  Ho trovato molto piu’ difficile il primo test, senza paragoni.

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Questo mi ha fatto riflettere sull’argomento dei giorni scorsi.Il fatto che vi siano persone qui da anni che non sanno una parola d’inglese. Ho peccato di presupponenza, non conoscendo i sottomondi che mi circondano. Ieri a scuola ho fatto degli esercizi con i miei due compagni di tavolo. Maribel, una ragazza messicana qui da 7 anni  e Hu, un signore cinese che abita qui da qualche anno, è stato vago sul numero, che ogni tanto risponde senza conoscere il significato delle parole. Ieri Maribel e io non riuscivamo a trattenerci dal ridere dopo che lui continuava ad affermare che certamente, si era già seduto su di un cactus…

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Maribel invece è una ragazza timidissima che fa molta tenerezza., Entrambi non parlano quasi per niente inglese. Parte della lezione di ieri consisteva nell’usare dei cartellini con verbi irregolari utilizzati in alcune frasi. Dovevamo in pratica rispondere alle domande in questione utilizzando i verbi correttamente, chiedendoceli l’un l’altro. L’insegnante ci incoraggiava poi a proseguire con domande in tema. Cosi’ io da buona curiosona ne ho approfittato per saperne qualcosa di piu’ di loro.

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Maribel è qui appunto da 7 anni, la stessa età di suo figlio, probabilmente è arrivata qui dal Messico incinta per poter partorire e aver la cittadinanza attraverso il figlio. Lavora in fabbrica e vive da quanto ho capito anche con la famiglia di origine. Non parla mai inglese perchè in realtà non ne ha quasi bisogno. In casa, in fabbrica , con i vicini parla solo spagnolo. Non va da nessuna parte perchè non ne ha la possibilità. La sua vita è sempre uguale, casa lavoro, lavoro casa.

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Mi ha detto con molta naturalezza che la prossima settimana è il compleanno del figlio, ma non  puo’ fargli una festa perchè non ha il denaro necessario. Mi si è stretto il cuore. Quante Maribel ci sono che trascorrono la vita in confini cosi’ piccoli da diventare dei mondi a parte? Lei sta facendo un piccolo passo fuori dal suo mondo, vuole imparare la lingua del macromondo che la circonda.

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A Maribel il mio grazie per avermi permesso di mettere un piede anche fuori dal mio di mondo, magari non cosi’ piccolo, ma indubbiamente con i suoi confini da imparare a conoscere ed a valicare.

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4 Comments

  • Mario Tura De Marco ha detto:

    Cara Jenny mi ha colpito molto la storia di Maribel non per buonismo borghese quanto per la forza che questa persona ha avuto nel mettersi in gioco. Avrà certamente dovuto dare mille spiegazioni a parenti ed amici che, di certo, avranno tentato di scoraggiarla in ogni modo; lei non ha desistito pensando, forse, di potersi integrare maggiormente e/o di non essere costretta a limitare la comunicazione con un figlio “americano” che cresce a vista d’occhio.
    Brava Maribel.

  • Jenny ha detto:

    @ Esatto Mario, hai centrato esattamente il cuore del discorso.

  • Piergiorgio Merlatti ha detto:

    Le tue riflessioni come sempre sono illuminanti, Jenny, la tua capacità di scendere nel profondo delle cose, delle situazioni, anche di quelle che paiono piccole e quasi insignificanti, è per me uno stimolo continuo ad applicare la stessa tua curiosità nella mia vita. Se ci ponessimo più domande, ogni giorno, otterremo più risposte, più risposte equivalgono a più conoscenza, più conoscenza a maggior consapevolezza, maggior consapevolezza a maggior apertura mentale, maggior apertura mentale ci porta ad abolire la diffidenza… e tutto questo ci porta ad un mondo migliore… Grazie Jenny, per come sei!

  • Jenny ha detto:

    Grazie a te Pier, per come con un sorriso riesci sempre a farmi riflettere. Un abbraccio grande,

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