Il Denaro è magia nera o magia bianca? Una risposta incompleta -Parte 3

La parte divina è unica, inimitabile e non certamente “stampabile” in gran quantità. Il denaro invece diventa uno strumento di paragone tramite il quale tutto diventa uniforme e “vale” solo quando è convertibile in cartamoneta. Hai mai sentito un bambino piccolo affascinato da un fiore sgargiante pronunciare le parole “tanto non vale niente” o pronunciare tali parole mentre raccoglie appassionatamente ciottoli colorati estraendoli dalla ghiaia del vialetto della sua casa? Sono parole che pronunciano gli adulti quando hanno interiorizzato che ciò che ha un valore in denaro merita la loro attenzione, diversamente è solo uno spreco di tempo. La società produttiva e consumistica è al servizio di una divinità potente. Niente ormai è al riparo dal continuo dilagare di questa potente religione che penetra in qualsiasi cultura e in qualsiasi luogo del mondo. La difficoltà è che non c’è qualcuno con cui prendersela, questo ormai è chiaro. Nessuna cospirazione di potenti, nessuna limitazione intrinseca di noi stessi e nessuna energia del male che si propaga. Molto più complesso del previsto. il denaro è nato per fare in modo che i prodotti dell’ essere umano incontrassero i bisogni dell’ essere umano in modo che tutti potessimo vivere nell’ abbondanza. Evidentemente qualcosa è andato storto visto che l’abbondanza è per pochi e la povertà è per molti. Ricordo l’incontro con Yunus (premio Nobel per la pace 2006 ed inventore del microcredito) a Monte Carlo quando mi disse che il suo obiettivo era un mondo senza povertà. Era il 2009, sentii la sua energia ma non credetti che un obiettivo di tale portata fosse tanto possibile. Non potevo comprendere allora, non ero pronto. Ora realizzando il progetto di Technobia, la “nostra” community intenzionale, ne comprendo le fondamenta di attuazione. L’idea del denaro era un’idea di propagazione di regali di abbondanza. Lo scambio è qualcosa di diretto, sacro e potente. Quella che oggi dalle persone viene riconosciuta come crisi è invece la più grande possibilità che abbiamo per uscire da un circolo vizioso che porta sempre più in basso. Tanto più spingiamo per un continuo incremento di profitto per investire in beni materiali senza che ve ne sia un ritorno sociale di più ampio respiro e tanto ci stiamo scavando la fossa sotto i piedi. Può il sistema collassare aprendo un nuovo spazio di benessere? Un argomento complesso che tocca le radici di tutto quello che facciamo in un testo come questo che vuole essere l’apertura ad un laboratorio a cielo aperto dove la meta non è sicura per nessuno e il viaggio viene costruito insieme in modalità social. Scrivo, leggo i vostri commenti e rispondo. Quindi attuiamo e ne verifichiamo i risultati. Meglio che chiudere gli occhi e finire in un burrone con la strada che ci hanno tracciato altre persone. Realizziamo questo mondo insieme perchè noi esseri umani valiamo questa scommessa ed oggi è il tempo giusto per metterla in atto.

dan bogiatto

About dan bogiatto

Ideatore del metodo Business Family Engine, presidente e co-fondatore del Bogiatto Group, Dan Bogiatto, insieme a sua moglie Jenny, i suoi figli e tutta la famiglia intenzionale, ha votato la sua vita ad aiutare tutte le persone che lo desiderano a sviluppare e implementare l'impresa a controllo famigliare ottenendo un BUSINESS di successo INSIEME a una FAMIGLIA di successo.

10 Comments

  • Francesca ha detto:

    Dicono: il denaro non fa la felicità!
    A volte però aiuta a fare la felicità, dopo un acquisto a volte mi sento felice, oppure sono in discussione con il compagno, prendo e vado a fare shopping e ciò mi rende felice ma, la vera realtà e che se mi guardo intorno e accanto a me ho solo le persone che effettivamente mi rendono felice: il mio compagno, i miei animali, i miei genitori la natura in cui vivo ho sempre più la consapevolezza che queste sono le cose per cui io sono felice!!!

  • Dan Bogiatto Dan Bogiatto ha detto:

    Ciao Francesca, grazie per il post e il tuo commento. Grazie a questo puoi accedere e partecipare al laboratorio a cielo aperto per la creazione di un sistema economico di abbondanza a cui puoi accedere qui 🙂 è sufficiente che alla richiesta aggiungi che sei tu che hai scritto questo commento perchè non appare il cognome.
    https://www.facebook.com/groups/denaromagiabiancamagianera/

  • silvia belotti ha detto:

    “può il sistema collassare aprendo un nuovo spazio di benessere?” Forse il fatto che siamo immersi in tutti questi discorsi sulla crisi è la provocazione che ci serve, almeno qualcuno potrebbe alzare lo sguardo e chiedersi: è tutta qui la vita? ma è davvero per questo che siamo al mondo? guadagnare e spendere? consumare? Io credo che ciascuno di noi è fatto per l’infinito, per molti è il momento di smettere di volare basso e smettere di accontentarsi e di raccontarsi frottole. Guardarsi dentro, imparare a vedere il denaro in modo diverso, concentrarsi sul valore da dare ad ogni minuto della nostra vita, non sulle banconote che passano nel nostro portafogli. Ognuno di noi è responsabile del cambiamento, e il bello è che lo possiamo e lo dobbiamo fare insieme!

  • Lucia Merico ha detto:

    Benessere materiale e benessere spirituale appaiono come due fette separate della stessa torta. Per quello che è la mia esperienza ora, l’alternanza è proprio ciò che provvedere a farmi comprendere che la ricerca dell’equilibrio è spostarsi da un piede all’altro con fluidità. Crisi come opportunità di rinnovamento è un aspetto che comprende passaggi obbligatori. E qui mi viene in mente un intervento tuo, Daniele, durante una sessione con il Team interno dove, nel tuo esprimere il sentimento di quel momento, hai mostrato i passaggi che si devono compiere per rendere un problema una reale opportunità. Riconoscere che c’è un problema, sperimentarne i sentimenti e le emozioni che il problema stesso solleva, riconoscere ciò che è stato sollevato, ricordarne la responsabilità di scelta e scegliere nuovamente. In quest’ultimo passaggio c’è la determinazione di voler davvero cambiare la situazione, assumendone la responsabilità.
    I soldi sono una benedizione di Dio, arrivando dalla stessa materia con cui ogni attimo si compie la magia della vita. Separare il denaro dalla spiritualità è un inganno in cui, in passato, sono caduta spesso e per questo ora sono più attenta di prima, in continuo e costante miglioramento.
    A parer mio, nessuno conosce la verità di come avverrà un cambiamento. La sola cosa sensata che si possa fare è fluire in esso lasciando che tutto avvenga. Si può aggiustare il tiro prima che la freccia parta per raggiungere il bersaglio? Certo! L’intenzione è potente e dà vigore all’immaginazione. Il mio insegnante di tiro con l’arco mi diceva: “Chiudi gli occhi. Solo così puoi vedere davvero il bersaglio” E quando lo vedevo davvero, il centro era assicurato.
    Magia nera, Magia bianca: come scrivi all’inizio del tuo capitolo “La parte divina è unica e inimitabile”

  • Elisabetta Parravicini ha detto:

    Vedo Dan che hai aperto una “discussione” su un argomento molto emozionale per la maggior parte di noi: il denaro, verso il quale riversiamo sentimenti ambivalenti. Da una parte si pensa a ciò che può soddisfare in termini di desideri di sicurezza e agio, dall’altra si teme che il successo finanziario che può dare possa corrompere la nostra etica.
    Magia bianca, magia nera 🙂 A me piace spesso riferirmi ai passi della Bibbia. Che siamo credenti o meno è sempre un testo storico che può offrire molti insegnamenti e dare spazio a riflessioni. Erroneamente ciò che spesso viene insegnato e trasferito è che “il denaro è la radice di ogni male” e su questo sono state sviluppate molte convinzioni. In realtà ad esempio in 1 Timoteo 6:10 si cita “… l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene”. Quindi non tanto il denaro in sè, quanto il sentimento “l’amore” per il denaro, la brama di possesso è ciò che può originare danno. Cioè quando la passione per i soldi o la passione di perseguire la ricchezza escludendo… altri valori, è allora che si perde, è allora che non si vince. Oggi il pensiero rispetto al denaro è cambiato. Per me non è nè il fine nè il mezzo. Nasciamo nudi e nudi lasciamo questa dimensione terrena. Quindi ogni oggetto così come il denaro stesso, non li portiamo con noi. 1Timoteo 6:8 “Quindi avendo nutrimento e di che coprirci, di queste cose saremo contenti”. Ognuno in questo mondo porta avanti e persegue i propri obiettivi, e nel fare questo l’attenzione che dobbiamo porre è nel non farci coinvolgere e strumentalizzare per il raggiungimento di scopi altrui… di cui il consumismo, così come la cosiddetta crisi, ne sono parte. Per questo condivido il pensiero che “i soldi non possono servire nè da fine nè da mezzo, sono semplicemente un attributo accessorio nel cammino che porta al fine.” Quando otteniamo il nostro fine otteniamo soldi e tutto ciò che ognuno di noi considera per se stesso “benessere” e perciò cade l’accezione “negativa” o “positiva”. Che siano soldi, denaro, capacità e talenti messi a disposizione o utilizzati come forma di scambio, forme di baratto o altri tipi di “strumenti” utilizzati in passato o nuove forme e invenzioni future, in realtà tutto secondo me porta a considerazioni e domande più profonde: Come può tutto ciò che oggi sta accadendo e abbiamo a disposizione aiutarci nel cammino verso il nostro fine e quindi a non allontanarci dallo scopo della nostra vita?

  • Dan Bogiatto Dan Bogiatto ha detto:

    Ottimo Elisabetta, ti aggiungo al gruppo! Hai toccato proprio il passaggio successivo. Baratto e dono….

  • Dan Bogiatto Dan Bogiatto ha detto:

    Qui Lucia ci andiamo più a fondo. Considerando che tutto è divino, cosa succederebbe se noi considerassimo che in se il denaro è esso stesso sacro ma il sistema generato intorno è diventato profano? ps – ti ho aggiunto al gruppo riservato

  • Dan Bogiatto Dan Bogiatto ha detto:

    Ottimo Silvia e quindi secondo te cosa può fare una persona comune inserita in tale contesto domani mattina?

  • Dan Bogiatto Dan Bogiatto ha detto:

    Totò diceva “se il denaro non fa la felicità figuriamoci la povertà!”. Cosa ne pensi?

  • Stefano Pera ha detto:

    La difficoltà maggiore nell’affrontare il tema del denaro, secondo me, è intrinseco al concetto stesso da cui esso ha preso origine. Se è vero infatti che il denaro è essenzialmente nato come unità di misura del valore materiale dei beni (forse ai tempi non c’era ancora il concetto di servizio) è altresì vero che è presto diventato anche unità di misura delle persone e del loro valore sociale. Le società antiche prima e quelle moderne successivamente hanno utilizzato il denaro o meglio il suo ammontare come parametro oggettivo di riferimento (un benchmark diremmo oggi) per rilevare il valore di una persona, la sua statura sociale, la sua importanza, il suo potere (di qui immagino l’uso del termine ricchezza). La connotazione negativa del denaro (tipica per esempio della religione cattolica) né è la dimostrazione: agli occhi di Dio non conta la ricchezza esteriore, ma quella interiore, il vero potere (beati i poveri). Questo viene insegnato, ma è un modo per tenere chi è privo di adeguati mezzi economici per una vita “benestante” a non sollevarsi contro chi i mezzi e soprattutto il potere lo hanno davvero. Si arriva addirittura a beatificare il potere della privazione e della rinuncia, controbilanciando le diseguaglianze sociali con la ricompensa nel regno dei cieli per una vita all’insegna di un’etica decisamente antitetica al materialismo cui sembra volgere il mondo degli uomini. Si tratta però di una contrapposizione molto forte, una frattura che sottintende parametri materiali contrapposti a parametri immateriali, benchmark oggettivi e misurabili scontrarsi con il giudizio di Dio stesso (per definizione immateriale, non misurabile, non conoscibile). Sono state anche introdotte etiche diverse, capaci di riconciliare i due poli opposti, chiavi di lettura come quella di Max Weber ne “L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo” arriva a sostenere che “È quindi il beruf, il lavoro e il successo che ne consegue che assicura il calvinista che “Dio è con lui”, che egli è l’eletto, il predestinato. Di conseguenza il povero è colui che è fuori dalla grazia di Dio.” (cit. Wikipedia, non il massimo della citazione accademica, ma funzionale in questo contesto). Un riconciliazione forzosa ma efficace.
    E’ più che probabile che ancora oggi il denaro, nonostante il passare dei secoli e la complessità della società contemporanea, soprattutto la sua velocità e frenesia, sia ancora lì, esattamente dove l’avevamo posto in origine: sotto la teca di un museo come unità di misura. Solo che non ci rendiamo conto di due aspetti fondamentali:
    – il denaro non è una vera unità di misura in quanto non ha alcun vincolo oggettivo con il valore (lo dimostrano il crollo delle economie, il credit crunch o l’effimera costruzione monetaria che si chiama euro… che i giapponesi ancora oggi vorrebbero capire cos’è), in una parola non è assoluto, non assolve in modo efficiente al proprio scopo;
    – il denaro, anche se per comodità può essere utilizzato dalla società come unità di misura “nominale” di tutto (comprese le persone, utilizzando aggregati riconducibili sempre al denaro come il salario orario, gli scaglioni di reddito, il patrimonio netto) non riesce ad essere univoco e rigoroso.
    L’inefficienza del denaro quale unità di misura e il fatto di poter essere facilmente manipolabile (le politiche monetarie, le svalutazioni, l’inflazione, la leva finanziaria… ecc.) non hanno però impedito al denaro di essere l’unico parametro condiviso a tutte le latitudini per misurare la volontà, il desiderio e soprattutto il potere.Volontà, desiderio e potere: in una parola Dio. Così come Dio è irraggiungibile, infinito e onnipotente, anche il denaro è percepito come irraggiungibile (chi non ne ha arriva al punto di definirlo una risorsa scarsa, che non è), infinito (chi ne ha ne vorrebbe sempre di più) e onnipotente (il denaro può tutto, per chi non ne ha e per chi ne ha). Si perde di vista la sua accezione originale: serve a fornirci un parametro (che ricordiamoci ha una precisione temporale estremamente limitata) che vale, qui e ora, per accedere o valutare qualcos’altro. Abbiamo sostituito il mezzo con lo scopo e questo rende il nostro agire un corto circuito, pericoloso finché non viene percepito come tale e quindi risolto.

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